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Come riconoscere i segnali del sovraccarico mentale prima di esaurire le energie

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min
sovraccarico mentale e stanchezza mentale

"Manca poco, poi stacco."


È una frase che sento spesso.

La dice chi sta attraversando un periodo intenso, chi cerca di arrivare alla fine di un progetto, di un anno di lavoro, di un periodo particolarmente impegnativo, chi continua a rimandare il momento in cui fermarsi, convinto che basti stringere i denti ancora un po'.

Eppure, quando finalmente arriva quella pausa tanto attesa, non sempre succede quello che ci aspettavamo. Questo perché il corpo continua a sentirsi stanco, la mente fatica a rallentare e ci vuole del tempo anche solo per ritrovare il piacere di non fare nulla.

Questo si chiama sovraccarico, è soprattutto mentale e non arriva da un giorno all'altro, è un accumulo che si costruisce lentamente.

Colpa dei troppi impegni?

Molte persone pensano che il sovraccarico mentale dipenda semplicemente dall'avere troppe cose da fare.

L’esperienza mi ha insegnato che non è un’equazione così semplice ed immediata. Ci sono persone con giornate molto piene che riescono comunque a sentirsi presenti e sufficientemente in equilibrio, e altre che, pur avendo meno impegni, vivono con la sensazione di essere sempre in tensione, come se la mente non trovasse mai un momento di quiete.

Questo ci dice che, oltre a ciò che facciamo, portiamo con noi, nella mente, nel corpo e nel cuore, anche molto altro … tutto ciò che teniamo dentro. Facciamo degli esempi:

Le cose da ricordare

Le decisioni da prendere.

Le preoccupazioni.

Le responsabilità.

Le aspettative, nostre e degli altri.

I bisogni di chi ci sta vicino.

È un lavoro che non si vede, che non si tocca ma che consuma tanta energia anche quando apparentemente siamo ferme.

 

I segnali che spesso ignoriamo

Quello che può fare davvero la differenza è imparare ad ascoltare quei piccoli segnali che, giorno dopo giorno, ci raccontano come stiamo davvero prima di arrivare a sentirsi completamente esausti.

Forse ti riconosci in qualcuno di questi:

Ti senti stanco anche dopo aver dormito.

Fai fatica a concentrarti su una cosa per volta.

Ti accorgi di avere meno pazienza del solito.

Anche dedicare del tempo a qualcosa che ti piace richiede uno sforzo.

La sera il corpo è affaticato, ma la mente continua a pensare.

Oppure ti capita di sentirti presente ovunque... tranne che nella tua vita.

Preso dagli impegni, dalle scadenze e da tutto ciò che c'è da gestire, ti rendi conto che da tempo non ti sei più chiesto come stai davvero.

 

E allora … perché continuiamo ad andare avanti?

Questa è una domanda che mi accompagna spesso durante i percorsi di coaching.

Perché continuiamo ad andare avanti anche quando sentiamo che qualcosa dentro di noi sta chiedendo una pausa?

Non esiste una risposta uguale per tutti.

C'è chi teme di deludere gli altri, chi sente di dover dimostrare di essere all'altezza, chi è abituata a prendersi cura di tutti prima che di sé, chi, semplicemente, ha imparato che fermarsi è un lusso da concedersi solo quando tutto il resto è sistemato, e così il "resisto ancora un po'" diventa un modo abituale di vivere la quotidianità.

Spesso queste modalità sono il risultato di ciò che abbiamo imparato nel tempo, dentro le relazioni e nelle esperienze che ci hanno formate, per questo il sovraccarico mentale non riguarda solo l'organizzazione del tempo, ma riguarda soprattutto il modo in cui ci relazioniamo con noi stesse e con gli altri.

Da dove si comincia?

Nel coaching si parla spesso di consapevolezza, proviamo a spiegarne il perché.

E’ difficile trasformare ciò che non riusciamo ancora a vedere ma quando iniziamo a riconoscere i segnali del nostro corpo, delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, possiamo fare scelte più in sintonia con ciò di cui abbiamo davvero bisogno.

Il primo passo è fermarsi qualche minuto e ascoltare.

Ti consiglio un piccolo esercizio per iniziare.

Prendi un foglio e scrivi tutto ciò che, in questo periodo, senti che ti appesantisce.

Non limitarti agli impegni ma scrivi anche i pensieri ricorrenti, le preoccupazioni, le responsabilità che senti sulle spalle, le decisioni rimandate, le aspettative che stai cercando di soddisfare.

Quando hai finito, rileggi ciò che hai scritto.

Poi scegli una sola domanda.

Che cosa, tra tutto questo, sta assorbendo più energia?

Non avere fretta di trovare una risposta.

A volte il cambiamento inizia proprio nel momento in cui smettiamo di dare per scontato il peso che stiamo portando.

Prendersi cura della propria energia

Prendersi cura della propria energia significa imparare a riconoscere quando il ritmo con cui stiamo vivendo non è più sostenibile per noi.

Il sovraccarico mentale inizia a farsi sentire molto prima di arrivare all'esaurimento e lo fa attraverso piccoli segnali, spesso discreti, che rischiamo di ignorare perché siamo concentrate a portare avanti tutto il resto.

Imparare ad ascoltarli è una scelta che possiamo iniziare a fare, un passo alla volta, ogni giorno, è un gesto di responsabilità verso noi stesse che ci aiuta a prenderci cura della nostra energia, non è un atto di egoismo e non è qualcosa da rimandare a quando avremo più tempo!

E tu?

C'è un segnale che, quando compare, ti fa capire che stai entrando in una fase di sovraccarico?

Riconoscerlo potrebbe essere il primo passo per prenderti cura di te con maggiore consapevolezza!

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